25 giugno 2012

Walter Benjamin - Il flâneur


Walter Benjamin
I "passages" di Parigi
a cura di R. Tiedemann, Torino, Einaudi, 1986
(Opere di Walter Benjamin. Edizione italiana a cura di Giorgio Agamben, vol. XI)





M.
[Il flâneur]
543-590

La strada conduce il flâneur in un tempo scomparso. Per lui ogni strada è scoscesa. E scende se non fino alle Madri, tuttavia in un passato, che può tanto più ammaliare in quanto non è il passato suo proprio, privato. Eppure esso resta sempre il tempo di un’infanzia. Perché, però, quella della sua vita vissuta? Sull’asfalto, dove egli cammina, i suoi passi destano una sorprendente risonanza. Il lampione a gas che illumina il selciato getta una luce ambigua su questo doppio fondo.

[M I, 2]

Chi cammina a lungo per le strade senza meta viene colto da un’ebbrezza. Ad ogni passo l’andatura acquista una forza crescente; la seduzione dei negozi, dei bistros, delle donne sorridenti diminuisce sempre più e sempre più irresistibile si fa, invece, il magnetismo del prossimo angolo di strada, di una macchia lontana di foglie, del nome di una strada. Poi sopravviene la fame. Egli non vuole saper nulla dei mille modi per placarla. Come un animale ascetico si aggira per il quartiere sconosciuto, finché sfinito crolla nella sua camera, che lo accoglie estranea e fredda.

[M I, 3]

Quell’ebbrezza anamnestica, in cui il flâneur attraversa la città, non si nutre solo di quello che viene sensibilmente allo sguardo, ma si impossessa spesso del semplice sapere, anzi di dati morti come di un che di esperito e vissuto. Questo sapere sentito passa dall’uno all’altro soprattutto per una trasmissione orale. Nel corso del XIX secolo esso, si è, però, depositato anche in una letteratura sterminata. Già prima di Lefeuve, che ha scritto Parigi «rue par rue, maison par maison», gli elementi che ornano il paesaggio del sognatore ozioso sono stati ripetutamente raffigurati. Per il flâneur lo studio di questi libri costituiva una seconda esistenza già tutta predisposta al sogno e le conoscenze che ne traeva prendevano forma e immagine nella passeggiata pomeridiana prima dell’aperitivo. Non doveva egli sentire la salita dietro la chiesa di Notre-Dame de Lorette farsi a ogni istante più ripida sotto i suoi piedi, se sapeva: qui una volta, quando Parigi ebbe i suoi primi omnibus, il terzo cavallo, lo cheval de renfort, veniva attaccato alla vettura.

[M I, 5]

«Il jardin d’Hiver, che esiste dal 1845 – Avenue des Champs-Élysées - : una serra colossale con un grande spazio per riunioni sociali, balli e concerti, che, aprendo le sue porte anche in estate, non giustifica il suo nome di giardino d’inverno». Quando crea simili incroci tra luoghi chiusi e libera natura, l’ordine pianificato va incontro alla profonda inclinazione umana al sogno, che costituisce forse l’autentica forza dell’accidia. Woldemar Seyffarth, Wahrnehmungen in Paris. 1853 und 1854, Gotha 1855, p. 130

[M 3, 10]

L’inebriante compenetrazione tra strada e abitazione, che si compie nella Parigi del XIX secolo – specialmente nell’esperienza del flâneur – ha un valore profetico. Poiché questa compenetrazione fa sì che la nuova architettura divenga una sobria realtà. Così all’occasione Giedion rileva: «Un particolare da un’opera di un anonimo ingegnere: il passaggio a livello diventa un elemento dell’architettura (in una villa). Giedion, Bauen in Frankreich, p. 89»





Links:

Rai Radio 3 - Walter Benjamin - Liberami dal tempo / Enthebe mich der Zeit  (trasmissione / Rundfunksendung 20. Mai 2012)

La Stampa e Via del Vento - Assaggi di classici
Valeria Nisticò - InfoOggi - Walter Benjamin e Georg Heym/ I poeti di Via del Vento

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